La canzone NO, PROFESSORE! di cui alleghiamo il testo e la storia che l'ha ispirata, è stata scelta alcuni anni fa dai Ministeri dell’Istruzione e della Sanità per farne un video da mandare a tutte le scuole medie superiori italiane in una campagna contro l’AIDS. Presto metteremo in linea quel video.
Si chiamava Marco
Si chiamava Marco, ma il suo nome non ha importanza, in questa storia. Marco era un ragazzo tranquillo, sereno, innamorato della vita e di tutto quello che la vita poteva offrire. Era un ragazzo sano, pulito, semplice ma al tempo stesso profondo. Andava bene a scuola, suonava e cantava, scriveva da sé le sue canzoni, cantava dei suoi brufoli, dell’incanto di un tramonto in riva al mare, cantava delle sue difficoltà con le ragazze, raccontava la sua timidezza ed il suo fisico non esaltante.
Ci narrava le sue ansie, le sue angosce da adolescente con leggerezza, con ironia, sempre con il sorriso sulla bocca.
In uno dei bivi della sua vita incontrò Irene, ma anche il suo nome non ha importanza in questa storia.
Irene è una ragazza sfortunata, figlia del suo destino, ma di un destino infame che la volle vittima di genitori oscuri, aridi ed avidi di emozioni forti.
Fu da loro che Irene ebbe il contagio con la nostra peste, ma non lo sapeva.
Con Marco fu dolce, comprensiva, amorevole.
E Marco le fece sparire in un lampo mille paure, mille insicurezze: un amore perfetto.
Perfetto ma avvelenato.
E così Marco, che aveva un fisico debole, non ebbe la forza di sopravvivere a quei baci “avvelenati”.
E ci lasciò.
Corse verso quell’orizzonte sereno che aveva sempre sognato.
Se ne andò come i giusti, con un leggero sorriso sulla bocca.
Marco e Irene, ma i nomi, ripeto, non hanno alcuna importanza in questa storia, neanche capirono quello che gli era successo, neanche si resero conto di chi fosse la “colpa”, se colpa c’era.
E neanche il professore di italiano capì cosa fosse successo quella notte. Si chiamava Lorenzi, ma che importanza volete che abbia quel nome…..
La notte Marco ci aveva salutati, lasciandoci vuoti. Vuoti di lui. Vuoti della sua voce, vuoti della sua poesia. Vuoti del suo dolore.
Lorenzi pensò bene di riempire quel vuoto, il mattino dopo, con mille informazioni nebbiose, inutili come la sua stessa vita in quel giorno. La guerra mondiale, il fascismo, la resistenza….. e poi…. e poi: “Vieni tu, Lattanzi…. Parlaci del primo dopoguerra….. Racconta ai tuoi compagni del malessere che serpeggiava in quegli anni…..”
NO, PROFESSORE…. HAI SBAGLIATO GIORNO!
Oggi no, Signor Lorenzi! Oggi non parliamo delle guerre mondiali e non parliamo nemmeno di botanica o di logaritmi. Oggi parliamo di Marco.
Povero Lorenzi…. Povera scuola…. Fate quasi compassione.
Così sicuri di voi quando dovete trasferire conoscenza, informazioni….
Così infallibili quando dovete giudicare un vostro figlio… ma così indifesi e tremanti quando vi si chiede un filo di saggezza, di umanità, di sensibilità verso il dolore altrui….
Siete inermi di fronte alla vita… ed allevate dei figlioli inermi, inconsapevoli, abbandonati a se stessi nei momenti dei piccoli o grandi drammi della vita quotidiana.
Sai cosa se n’è fatto Marco di Napoleone e del Congresso di Vienna quando ha saputo che la morte l’aspettava dietro l’angolo?
E Irene?
Cosa pensi che abbia utilizzato per asciugare le lacrime di quell’atroce dolore che le lancinava dentro? Il Dolce Stil Novo? O le sei mogli di Enrico?
No, Professore! Un uomo è morto come muore un fiore, vent'anni inutili, è morto per amore.
Quell’amore di cui non ci avevi mai parlato, che ci hai tenuto nascosto per anni, finché non è scoppiato dentro imperioso, invincibile…. Finché non si è impossessato completamente della vita di Marco e di Irene….
Povera scuola quando capirai; la vita vera qui non entra mai!
Ma tu, povero Lorenzi, l’amore, se mai l’hai provato, lo lasci fuori dalla scuola, vero? Non si mischiano le emozioni personali con il lavoro. Perché insegnare è un lavoro. Un lavoro come gli altri. Non vendi tenerezza, amore, sentimenti. Ti pagano per propinare conoscenza. Ma conoscenza di cosa?
Cos’hai pensato quando hai saputo che Marco era appestato?
Che anche lui era come gli altri, vero? Ah! Le cattive compagnie…. Anche lui, anche Marco ha sbagliato, vero?
No, Professore! ma cos'hai capito chi c'ha vent'anni non ha mai sbagliato: L'hai conosciuto, non lo puoi scordare! Amava il sole ed il vento del mare.
Eh sì! Amava il vento del mare… aveva dentro un’incontenibile voglia di libertà ed il desiderio di cambiare il mondo, quel mondo che a vent’anni sembra ostile e al quale, a trenta o quaranta, impari ad adeguarti, ad omologarti, grazie a quel sette in italiano o al distinto in matematica…..
No, Professore! No, signor Ministro! Sai cosa volevo da te? Immaginate cosa mi aspettavo da voi?
Semplicemente un preservativo.
Povera scuola, quando capirai? la vita vera qui non entra mai!
Voglio che mi racconti la vita, la vita vera, senza infingimenti, senza retorica.
La vita degli eroi me la leggerò da me, se mai vorrò farlo, la geografia la impererò viaggiando.
La musica la imparerò suonando.
Andrò in giro, visiterò musei e conoscerò gente di ogni razza e colore.
Ed io voglio parlare a loro e voglio che loro parlino a me, voglio raccontare la mia vita ed i miei problemi e voglio che loro li raccontino a me, voglio imparare e scoprire che siamo tutti uguali, ospiti provvisori di questa terra.
Voglio sentirmi dire che non ci sono né schiavi né padroni, che non esiste una guerra giusta, voglio che tu mi convinca che non esisto solo io al mondo, io con le mie voglie e le mie frustrazioni.
Voglio sentirmi dire che la felicità è un diritto della gente, di tutta la gente e che l’amore, quello vero, quello quotidiano, quello che provo per il mio amico o per la mia donna e che lui e lei provano per me non è un sentimento da nascondere, un’emozione della quale vergognarsi.
Voglio che mi insegni la forza, ma anche la tenerezza.
Il piacere ed il dolore, la gioia e la sofferenza.
I doveri ed i diritti.
Voglio che tu faccia di me un uomo libero.
Libero di pensare, libero di amare, libero di giudicarti e di condannarti.
Voglio un diploma con il preservativo, professore, soltanto un diploma con il preservativo……..
Hasta siempre…..
No, Professore!
No Professore! hai sbagliato giorno
questa è una storia che non ha ritorno.
Un uomo è morto come muore un fiore,
vent'anni inutili, è morto per amore.
chi c'ha vent'anni non ha mai sbagliato:
cantava piano per non disturbare
e adesso vola col vento del mare.
Povera scuola, quando capirai: la vita vera qui non entra mai!
Puzzi di vecchio, i miei sogni hai perso.
Non hai mai pianto, piangi almeno adesso.
No, Professore! il vento l'ha fermato
l'ultimo bacio, un bacio avvelenato.
L'hai conosciuto, non lo puoi scordare
amava il sole ed il vento del mare.
Povera scuola quando capirai; la vita vera qui non entra mai!
Puzzi di vecchio, anche il cuore hai perso.
Non hai mai pianto, piangi almeno adesso.
Povera scuola l’hai persa ancora la partita.
Povera scuola la vita vera non è entrata.
No, Professore! Io questa notte ho pianto rabbia,
la nostra scuola in questa notte ha pianto sabbia
Povera scuola, come sei finita; un uomo è morto, l'hai persa la partita
Voglio un diploma con il preservativo.....
Se glielo davi, oggi era vivo.
